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Il nuovo sieropositivo: finto "etero", colto e benestante

Eterosessuale con incursioni frequenti nel mondo gay. Trenta-quarantenne, posizione sociale solida, colto. Ha una passione per il sesso, che spesso associa alla droga. Cocaina, soprattutto. Non usa il profilattico perché senza è meglio.

Spesso frequenta festini a tema. Quelli dove si fanno i «trenini», come li chiamano i cagliaritani, per farsi capire quando parlano di orge tra omosessuali. Non pensa al contagio perché, tanto, male che vada, se prende il virus ci sono i farmaci e si campa vent'anni. E si campa bene. Come quel calciatore quarantenne che è sieropositivo da dieci e gioca ancora come un dio. L'identikitÉ l'identikit del nuovo sieropositivo.

Non più tossici (quelli si sono infettati tra gli '80 e i '90 e oggi sono i più attenti), non più poveri, senza cultura e senza prospettive, ma ricchi, borghesi, consapevoli e anche irresponsabili. «Gente che sa di rischiare ma non ci pensa», per dirla con Paolo Emilio Manconi, direttore del Dipartimento di medicina interna, immunologia e allergologia del Policlinico universitario. Sabato Manconi aveva raccontato un episodio per alcuni versi inquietante, certo esemplificativo di una realità non più negabile.

Tutti i partecipanti ad alcuni incontri gay che hanno fatto il test dell'Hiv sono risultati positivi, aveva rivelato. Ed aveva invitato gli altri a farlo anche loro. Ieri i testIeri mattina quattro persone si sono presentate nei laboratori di Monserrato per fare il test, un'altra decina hanno telefonato per chiedere informazioni. Manconi non voleva parlare di festini ma mettere il dito su una piaga recente.

Del resto oggi «il 90 per cento delle infezioni si trasmette per via sessuale», informa l'immunologo Sergio Del Giacco, uno dei sardi che, assieme a Manconi, sperimentano un vaccino contro il virus. «La fase biologica della ricerca ha funzionato: il vaccino produce anticorpi. Rimane la parte clinica, la sperimentazione su volontari», spiega. L'istituto superioreGuido Rezza, direttore del Centro operativo Aids dell'Istituto superiore di sanità, certifica e parla di «recrudescenza tra gli omosessuali, a Cagliari come nel resto dei paesi industrializzati».

Manconi aggiunge che «è ripresa la promiscuità sessuale caratteristica della fine degli anni '70 che aveva caratterizzato epidemie di Aids tra gli omosessuali americani. Andavano nelle saune o in locali specializzati a fare sesso, ciascuno aveva rapporti con 5-6 persone al giorno.

A metà degli anni '80, quando esplose la Peste del 2000, i locali vennero chiusi, qualche anno fa li hanno riaperti». È la globalizzazione dei costumi sessuali. «Si preferisce una sessualità libera anche a costo di infettarsi». Rezza, ma anche Del Giacco, sanno che un po' è colpa dei farmaci.

«Si sentono tranquilli perché sanno che c'è una cura. Non sanno che vivere da sieropositivi non è privo di effetti collaterali, anzi». Giovani e sessantenniCi sono anche altre due categorie emergenti. Da una parte, rivela l'immunologo Ninni Piu, «i sessantenni che hanno rapporti non protetti con prostitute». Dall'altra i ventenni che usano droghe sintetiche a basso costo per rendere laschi i freni inibitori e garantire a partner più maturi straordinarie evoluzioni omosessuali. Tanto poi c'è la medicina.

Di Fabio Manca
Fonte: http://www.unionesarda.it